L’incontro con Carlo calcagni:un lungo brivido di emozione. di Daniela Franco

Sono stati toccati nel profondo , gli studenti delle quinte classi del Marzolla e del Simone Durano e i numerosi ospiti in sala, rappresentanti delle Forze Armate e della società civile, dalla voce , calda e decisa, del Colonnello del Ruolo d’Onore dell’Esercito Italiano Carlo Calcagni , dal suo sguardo, aperto, intenso che nulla risente della condizione di malattia permanente. Perché Carlo Calcagni è un soldato dall’armatura non convenzionale, uno zainetto nero da cui non può separarsi, dentro c’è l’ossigeno , la vita, essenziale e forte come la sua storia. Ha parlato di sé e a nome di tutti quelli che non ce l’hanno fatta, ammalatisi , come lui, di “sensibilità chimica multipla “ per contatto con polvere di metalli pesanti; ha parlato di persona e nel docufilm ideato e diretto da Michelangelo Gratton per Sky , riassunto della sua vita e cronaca puntuale e scabra della sua battaglia quotidiana , tra flebo, iniezioni, terapie complesse e cocktail di farmaci. “Grazie a questo sopravvivo, dice Carlo, ma è altro quello che mi fa vivere”. I figli, lo sport, l’amore per gli altri , per la vita, per la patria , la determinazione a lasciare traccia di sé nella forma di un esempio, per tutti. Di questo parla Calcagni in “Io sono il Colonnello”, proiettato in anteprima per i ragazzi , occasione colta e fortemente voluta dalla Dirigente prof.ssa Carmen Taurino, senza nulla addolcire o celare,senza retorica, e di questo racconta, rispondendo alle tante domande degli studenti, cercando di spiegare il “mistero “ della sua resistenza o resilienza alla malattia. Il motto, “Mai arrendersi”lo mette in pratica ogni giorno, per vivere ogni attimo di esso ed arrivare al prossimo; esercita determinazione, costanza, disciplina, perseveranza, passione e una buona dose di follia. Cose che lo hanno portato a volare in sella al suo triciclo magico e ad andare a vincere titoli mondiali ( Orlando 2015), o a percorrere quasi mille chilometri da Lecce a Roma nel Tour per la vita, dato che quando corre la sofferenza non esiste per lui, scompare. Da una parte sfida indifferenza, muri di gomma e burocrazia, dall’altra incrocia sempre più spesso ed intensamente la sua strada con quella di tanti italiani che in lui si ritrovano, nel suo essere un Uomo formato ai valori ed un Soldato, che ha giurato fedeltà alla patria, di servire lo Stato, che è sotto attacco fin nelle intime fibre del DNA, e che reagisce contrattaccando con ciò che ha costruito finora. I giovani sono importanti per il Colonnello, a loro primariamente consegna la sua testimonianza, come un’eredità preziosa. “Vivete questa età, vivetela pienamente, con passione,non abbattetevi, cadete e rialzatevi, andate avanti e sorridete”. Studiate e così preparatevi alla vita”. Non ha mai avuto medaglie Carlo Calcagni Colonnello ; al termine dell’incontro gli studenti del liceo artistico gli donano , a ricordo di questo incontro e a nome dell’IISS MarzollaLeoSimoneDurano un piatto decorativo. “Un dono, anche piccolo è caro” diceva Achille , e Carlo , nella sua solida fragilità, lo ricorda. Va via tra strette di mano, occhi lucidi, sorrisi e affetto sincero. Lascia qualcosa di denso, di indelebile quasi. Grazie Carlo. Grazie Colonnello.

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